Con la fine degli anni Sessanta, si aprì anche in Italia il momento dei grandi scioperi, il ciclo tradunionista e la propensione all'immediatismo. La moda politica diffusa dal PCI e dallo stalinismo aveva bisogno di nuovi aggettivi, di rinnovare la sua apparenza logorata dall'impotenza del parlamentarismo e dalla separatezza tra promesse insite nell'ideologia e pratica sociale. Il sindacato era l'organizzazione dove la contraddizione era più stridente, dove l'illusione della forza legata ai risultati elettorali si scontrava con la pratica fallimentare. Gruppi di operai e di intellettuali piccolo borghesi, nauseati dal PCI, rigettavano il concetto di partito. Il loro immediatismo si alimentava con gli scioperi tradunionisti scambiati per scioperi rivoluzionari. Noi, controcorrente, opponevamo il tempo della scienza, che coglie il movimento reale, al tempo dell'ideologia che vuole plasmare il movimento reale a sua immagine.
Le pagine di Cronache illustrano questo processo e permettono un'altra considerazione. Solo la scienza permette di andare più a fondo anche dei problemi che sono la vita quotidiana dell'apparenza e che l'apparenza sembra sviscerare perché li vive come carne della sua carne. Già nel 1956 viene visto il ciclo tradunionista e la lente è puntata sul carattere europeo di tale ciclo politico. C'era tradunionismo e tradunionismo, e con la nostra lotta politica di minoranza spingevamo per realizzare il massimo di spontaneità operaia nelle lotte sindacali. In coerenza con il movimento reale, ossia con il carattere europeo del ciclo politico, propagandavamo la necessità di lotte tradunioniste europee, con legami europei.
In questo processo politico si manifestava la moda del maoismo con la formazione di movimenti filocinesi. Come sappiamo, ormai di tale sudiciume la storia ha fatto pulizia senza pietà. Da un punto di vista di metodo rileggere le pagine di quella nostra battaglia politica è educativo. Insegna a far tesoro di una lezione della nostra scuola marxista: scavare a fondo nelle ideologie, sviscerarle per estrarne il senso pratico. In esse si sarebbero potuti nutrire i futuri quadri dell'imperialismo europeo, autonomo da Mosca e da Washington; per noi, questa era la novità da indagare e da combattere.
Nell'ultimo capitolo di Cronache vengono considerati i sindacati in Europa. Immersi nel ciclo politico europeo, che corre con dinamica propria nella realizzazione di tutte le sovrastrutture necessarie al rafforzamento dell'imperialismo europeo, devono fare i conti con le loro diverse tradizioni. Peseranno come un freno rispetto al movimento reale che spinge verso lotte sindacali europee. È necessario conoscere il processo di formazione di queste tradizioni perché è e sarà impossibile non tenerne conto.