«Il secolare processo di concentrazione e di mutazione del settore dei media ha eliminato dalla scena i quotidiani esclusivamente politici e di partito, ha rafforzato i gruppi editoriali che seppero unire risorse finanziarie ed economiche di scala, ha imposto sulla scena industriale e politica il mezzo di diffusione delle ideologie della classe dominante a livello di massa come prodotto di un'industria specifica. I grandi giornali di qualità e di massa s'inseriscono nelle lotte tra le frazioni della borghesia come un prodotto di un'industria specifica e come espressione di specifici gruppi finanziari, oltre che come diffusori e produttori di campagne politiche o mediatiche.»
Questa definizione può e deve essere naturalmente allargata a tutti i mezzi di comunicazione, dalla radio alla televisione, dalla pubblicità alla comunicazione industriale e commerciale, fino ad Internet e alla telefonia cellulare e alla nuova video-telefonia.
Nel corso di quasi un ventennio abbiamo cercato di analizzare i molteplici aspetti di questa caratteristica economica e sociale nell'evoluzione dei grandi gruppi europei, studiando la storia della loro formazione, del loro processo di concentrazione, della loro evoluzione ideologica e politica, analizzando la progressiva conquista da parte del capitale finanziario di questo settore in continuo movimento.
Nonostante le diversità linguistiche, che sembrerebbero frapporre ostacoli quasi insormontabili allo sviluppo internazionale dei grandi gruppi nei media, l'universalità del dominio capitalistico nel globo terracqueo determina la globalità stessa della concorrenza mondiale fra i grandi imperi dei mass-media.
A leggere attentamente la colonna degli azionisti nella classifica dei grandi gruppi europei, ci si rende perfettamente conto che l'intreccio fra gli editori in senso stretto, i grandi gruppi industriali, le banche, le assicurazioni e i fondi di investimento è la norma e non l'eccezione.