Gli scritti che presentiamo sono il frutto di ricerche sulla storia del movimento operaio a Savona della prima metà del XX secolo, svolte dal giovane Cervetto soprattutto negli anni 1953-1957. Essi nascono da occasioni particolari, ma mostrano subito un vivo interesse dell'autore per gli uomini e le lotte che quella storia fecero, mostrano un metodo d'indagine ben definito, con lo spoglio di fonti di prima mano, con estratti e riassunti dai giornali operai dell'epoca e con interviste, mostrano, infine, una sensibilità e una passione di militante. Tali scritti sono lavori pionieristici, essendo fra i primissimi che all'argomento sono stati dedicati da storici e da specialisti.
Anni dopo Cervetto considerava: «... Lavoravo all'ILVA e facevo anche il turno di notte. La prima volta mi sembrava proprio l'inferno con quelle macchine che non si fermavano mai e le colate di acciaio che riempivano di scintille tutto il capannone. Avevo paura di addormentarmi perché un ragazzo che si era addormentato era stato colpito da barre d'acciaio sfilatesi da un vagoncino senza che lui se ne accorgesse. Un altro ragazzo, che abitava nel mio quartiere, era morto schiacciato da una siviera. Quando, anni dopo, scrissi uno dei primi saggi che siano apparsi sulle lotte operaie a partire dal 1861, misi in rilievo che il primo sciopero spontaneo alla Siderurgica era stato di protesta e di solidarietà in occasione di incidenti mortali sul lavoro. Normalmente il lavoro continuava dopo che erano stati sgombrati i morti, ma quella volta gli operai si erano fermati... in quelle pagine c'era ciò che avevo vissuto, c'era il giovane morto coperto dalla polvere rossiccia della fonderia... c'erano quelle mattine gelide quando persino il mare evaporava e quei pomeriggi della calda estate passati all'ILVA. Finalmente quelle cose che non contano nella storia ufficiale e quegli uomini che non avranno mai nome e voce potevano farsi sentire attraverso il mio cervello che pensava e la mia mano che scriveva... In ciò stava e sta tutto il mio orgoglio: essere lo strumento della rivincita di chi è destinato all'anonimato e di chi resta solo nella civiltà materiale di un mondo dove viene esaltato l'individuo solo per far risaltare quei pochi che contano. È un mondo dove il singolo individuo non può capire che lui stesso è il risultato di individui che lo hanno preceduto e ciò che mangia, ciò che veste, ciò che usa è il frutto di un'opera collettiva che prosegue da secoli. Cammina sul marciapiede e l'asfalto, sale le scale, accende la luce, telefona, guarda la televisione, sente la musica e non usa solo quello che in questo momento milioni di uomini producono ma almeno quattro o cinque volte tanto, usa ciò che è stato prodotto da milioni di uomini che non ci sono più...
Mi tuffai nei vecchi giornali della biblioteca e continuai a dialogare con gli uomini che avevano fatto quelle strade nelle quali camminavo... e quando tirai le prime somme di quelle ricerche passione e ragione si erano fuse nel piacere di dare finalmente voce a chi non l'aveva mai avuta in vita...».