Quando, circa un decennio fa, prendeva avvio la serie di articoli raccolti in questo volume, la Russia mostrava tutti i segni della condizione in cui era stata precipitata dalla sconfitta strategica patita: nelle parole di allora di Vladimir Putin, un «dimezzamento» della forza economica e un ritorno indietro di «duecento-trecento anni» per quanto riguarda il rango della potenza. Oggi si presenta con una forza ricostituita. Il ritorno al PIL del 1990 riassume il lato economico del mandato di Putin, ma indica anche che si è trattato di una ricostituzione, un recupero di forza, non un avanzamento. La traduzione sul piano politico è ancora più complicata, dal momento che forze e debolezze possono essere valutate solo in relazione al movimento delle altre potenze.
Il confronto è oggi con un mondo che ha marciato a ritmi sostenuti, trainato dall’Asia. A maggior ragione è la relazione di potenza a dover considerare i mutamenti: Yalta era già stata seppellita, e con essa anche un rapporto di forza ingigantito dall’alleanza oggettiva tra USA e URSS in Europa; la UE ha inglobato buona parte della sfera d’influenza russa, ma adesso si è aggiunto che, mentre Mosca ricostituiva la propria potenza, altre crescevano a ritmi anche superiori, come è il caso della Cina e, in parte, dell’India.
“Sospinta dalla leva energetica Mosca si risente potenza” titola un articolo contenuto nel presente volume: è il bilancio del decennio. Ma il mondo delle potenze è ormai popolato da attori di stazza continentale, e qui il combattimento si va facendo più aspro. Il vertice politico russo ha tracciato la propria linea, ma sarà la storia a dire se la “nuova” Russia saprà reggere gli scossoni del confronto.