Ricorda Franz Mehring che quando Wolff morì Engels, afflitto, scrisse: «Non avremo più un uomo così: saldo come una quercia, con la sua capacità di parlare al popolo e di trovarsi sempre al posto giusto nei momenti difficili»; e Marx ha dedicato il primo volume del suo immortale capolavoro, Il Capitale, «all'indimenticabile amico, all'ardito, fedele, nobile pioniere del proletariato».
Figlio di contadini slesiani, spirito ribelle e bruciante d'odio contro l'oppressione, seguì studi universitari che non poté terminare perché imprigionato parecchi anni in Prussia. Liberato, si mantenne come insegnante privato finché, nuovamente perseguitato per la sua attività di agitatore politico sulla stampa, «si mise a disposizione» nel 1846, a Bruxelles, del partito di Marx ed Engels.
Le rivoluzioni del 1848 lo spinsero da Bruxelles a Parigi, poi in Slesia e quindi a Colonia nella redazione della Neue Rheinische Zeitung, l'organo rivoluzionario diretto da Marx.
Un aspetto importante della strategia rivoluzionaria indicata da Marx ed Engels in quegli anni fu la "questione agraria", oggetto dell'indagine di Wolff, e quindi il ruolo che il "mondo contadino", in lotta con il "mondo feudale" e in unione con il proletariato, avrebbe potuto rappresentare in Germania negli anni rivoluzionari 1848-49 se «vili come sempre, i borghesi tedeschi» non avessero accantonato «i propri interessi politici vedendo dietro di essi ergersi già minaccioso il proletariato». Così dice Engels nella biografia di Wolff il quale, sulla Neue Rheinische Zeitung, fu interprete tanto magistrale e appassionato di questa strategia che i suoi articoli dedicati a "Il miliardo slesiano" dovettero essere ristampati clandestinamente in migliaia di copie per accontentare le richieste dei lettori. Oltre a questo suo scritto maggiore, il volume contiene: di Wolff "Le Casematte" (1843) e "Miseria e rivolta in Slesia" (1845); di Friedrich Engels l'articolo biografico "Wilhelm Wolff" e quello "Sulla storia dei contadini prussiani" posto nel 1886 a prefazione degli "Scritti" dell'amico e l'introduzione di Franz Mehring alla successiva edizione (1909) degli stessi.