Nel luglio 1920 si apre il secondo congresso dell'Internazionale comunista. L'Estremismo è il saggio di Lenin che spiega il lavoro politico necessario in questa fase convulsa di formazione del partito rivoluzionario mondiale. Lenin opera per trasformare l'insieme dei partiti comunisti che hanno dato vita all'Internazionale, che si erano sviluppati nell'incendio rivoluzionario, in un partito leninista mondiale. Un partito mondiale capace di fare tesoro, di assimilare il meglio dell'esperienza bolscevica, ossia quello che di questa esperienza aveva «un significato internazionale».
La pluralità delle azioni politiche combinate verso un unico obiettivo, scrive Lenin, necessita di un partito centralizzato e disciplinato, mille volte più centralizzato e disciplinato di quanto poteva immaginarsi la generazione di rivoluzionari internazionalisti a cui Lenin nel 1920 si stava rivolgendo.
Lenin non sfugge alla domanda di come si può realizzare la centralizzazione e la disciplina, carattere indispensabile del partito rivoluzionario. La prima condizione, scrive, è la fermezza e la completa dedizione alla causa del comunismo. La seconda è la capacità di lavoro in profondità, del lavoro di organizzazione che rende il partito parte integrante del movimento reale. Terza condizione è la giustezza della strategia, giustezza a cui il proletariato è preparato con il lavoro di organizzazione, di cui si convince con la sua esperienza pratica nel ciclo della crisi rivoluzionaria. Centralizzazione e disciplina sono per Lenin il prodotto dalla passione rivoluzionaria e della scienza della rivoluzione.
Tutta questa elaborazione teorica e di esperienza pratica condotta nel ciclo rivoluzionario prodotto dalla guerra imperialistica, Cervetto lo ha condensato nella sintesi scientifica del partito scienza.