Dal 1864 Marx era stato il centro scientifico ed il promotore delle principali iniziative del Consiglio Generale dell’Internazionale. Seppur spesso dietro le quinte e nell’anonimato, egli era stato l’autore della maggior parte dei proclami, dei rapporti, delle risoluzioni, dei manifesti prodotti da quell’organo dirigente in oltre un quinquennio. Negli “Indirizzi” poi pubblicati insieme con La Guerra civile in Francia, troviamo dignità, energia, documentazione e, tracciate in una sintesi magistrale, le principali tendenze del secolo a venire.
Nell’“Introduzione” Engels sottolineava la loro straordinaria importanza nel dimostrare la «chiaroveggenza della politica operaia internazionale nel 1870» perché, come in essi previsto, la guerra si era trasformata in una affermazione del bismarkismo in Germania e l’annessione dell’Alsazia-Lorena aveva spinto la Francia nelle braccia della Russia, per cui la Germania stessa, dopo aver «brigato inutilmente per ben venti anni a favore dello zar» si sarebbe armata per una nuova guerra contro «le razze alleate degli slavi e dei latini»!
Engels indicava la lezione essenziale di quella lotta: «La Comune dovette riconoscere sin dal principio che la classe operaia una volta giunta al potere non può continuare ad amministrare con la vecchia macchina statale.» Lo Stato, sorto nelle antiche società come organo per la difesa degli interessi comuni, era divenuto in secoli di storia un organo a sé, «al servizio dei propri interessi particolari» e ciò era evidente «non solo nella monarchia ereditaria, ma anche nella repubblica democratica».
Egli portava ad esempio la “democratica” America del Nord rispetto alla quale «in nessun paese i “politici” formano uno strato della nazione così separato e così potente».
La Comune di Parigi non era ancora caduta il 17 aprile 1871, quando Marx aveva scritto a Kugelmann: «La lotta della classe operaia contro la classe capitalistica e il suo Stato è entrata, grazie alla lotta di Parigi, in una nuova fase... un nuovo punto di partenza di importanza storica universale è conquistato».
È un inizio perché, scrive Cervetto, «l’epoca delle rivoluzioni proletarie, con le sue immancabili avanzate e ritirate è appena iniziata. La forma democratica della rivoluzione borghese ha impiegato secoli per affermarsi e definirsi. La Comune di Parigi è durata pochi giorni. Lenin lo sa bene quando restaura la scoperta di Marx mezzo secolo dopo, e pochi mesi prima che il movimento reale in Russia la riproponga all’ordine del giorno».