Se l'irruzione cinese e l'unificazione europea non esauriscono il quadro della contesa, esse sono le due questioni cruciali che la strategia rivoluzionaria deve sapere affrontare. Ancora riconoscibile, in esse vi è l'eco delle “due guerre”, nei bacini dell'Atlantico e del Pacifico, che si combinarono a metà del secolo scorso nel Secondo Conflitto mondiale imperialista. Trasformate da cinquant'anni di sviluppo ineguale e dalla cesura del 1989, in esse appaiono la “questione tedesca” e la “questione asiatica” che segnavano il quadro strategico del dopoguerra.
Per chi ha scelto l'internazionalismo, è vitale averne una visione scientifica, pena finire afferrati dalle ideologie che già si affacciano a imbottire i cervelli e a mobilitare pregiudizi ed emozioni di massa. La Cina irrompe tra le potenze dell'imperialismo, come fu per Stati Uniti, Germania e Giappone all'esordio del Novecento, ma anche ripercorre i “miracoli economici” che negli anni Cinquanta e Sessanta trasformarono economia e società nel Vecchio Continente. Per un verso, sul fronte asiatico, l'ideologia di cui si fa scudo Pechino è quella dell'“ascesa pacifica”. Per l'altro verso, nelle potenze consolidate, sono le incognite e le minacce di quella stessa ascesa che gettano ombre sul mito di un mondo pacificato e unificato dallo sviluppo. È così che i due volti dell'ideologia qui sono il “sogno cinese” oppure la “minaccia asiatica”. Quanto all'Europa, essa compì i primi passi della sua unificazione politica a ridosso dell'immane massacro di due guerre mondiali imperialiste. Per questo la sua ideologia è quella di un'Europa pacifica e pacificatrice perché istruita dalla sua stessa catastrofe, dopo che trent'anni di “guerra civile europea”, dal 1914 al 1945, avevano ridotto all'impotenza i suoi Stati nazionali e ne avevano fatto oggetto della spartizione di Yalta.
Nasce qui il “sogno europeo”, rilanciato dalla riunificazione tedesca e offerto all'Est del Continente dopo l'implosione dell'URSS. Ma è proprio l'irruzione dell'Asia a far comparire anche qui un secondo volto dell'europeismo imperialista. È qui che l'Europa, trasformando il proprio mito di “superpotenza benevola”, inizia a presentarsi come difesa dalla pressione montante ad Oriente. È così che, accanto al “sogno europeo”, si profila l'Europa raccolta a difesa, baluardo contro il nuovo “pericolo giallo”.
La nuova fase strategica fa intravedere le sue ideologie avvelenate. Una teoria e politica comunista devono saperle affrontare. Cina ed Europa, imperialismo cinese e imperialismo europeo, vanno comprese assieme, nei nessi dell'imperialismo unitario. Solo in questa duplice sfida può fondarsi una strategia internazionalista.