1968-1979: lotte operaie e agitazioni studentesche, i discussi anni Settanta, «compromesso storico» e riflusso. Una fase economica complessa nella quale perdura l'espansione del capitalismo di Stato e, dopo la crisi di ristrutturazione del 1974-75, si pongono le premesse del successivo ciclo liberistico. Un'epoca che ha formato in vario modo un'intera generazione politica.
L'attualità degli scritti di quegli anni sta nella mancata soluzione e nell'aggravamento odierno dei problemi messi a fuoco già allora: crisi del parlamentarismo, riformismo senza riforme, capitalismo di Stato a bassa produttività complessiva, burocratizzazione e parassitismo sociale, elevato peso della piccola borghesia. Tesi generale è che il capitalismo italiano sia caratterizzato da una «crisi di squilibrio», una non corrispondenza tra la struttura economica comunque dinamica, integrata sul mercato mondiale, e la sovrastruttura politica inefficiente e inadeguata.
In questo quadro si collocano indicazioni preziose: «astensionismo strategico», «tattica leninista nella crisi della scuola», «lotta decisiva» e «compito generale e specifico» nel lavoro di organizzazione del «partito-piano».
L'analisi ha dunque motivato le scelte che hanno consentito la continuità del marxismo nel contesto della ritirata, purtroppo disordinata, della classe.
Lo «squilibrio» ha poi raggiunto livelli esplosivi, intrecciandosi con i grandi mutamenti internazionali. Lo sviluppo politico «ineguale» ha condotto alla fine della Prima Repubblica. Saprà la Seconda affrontare i nodi economici e sociali irrisolti da un quarto di secolo?