«Il mondo multipolare», definizione semplice ed efficace, ricca di contenuto strategico. È, infatti, ormai evidente che non una, o due, o poche potenze calcano la scena internazionale. I protagonisti sono numerosi. Molti sono "parvenu", alcuni ex colonie, ma hanno forza demografica ed economica in misura tale da qualificarsi senz'altro come potenze emergenti.
Il motore asiatico alimenta il ciclo mondiale e impone ritmi sostenuti a dimensioni inedite. La dinamica del mutamento è accelerata. Equilibri e alleanze, instabili. Si intrecciano e si susseguono tensioni commerciali, politiche, diplomatiche, militari. Conflitti bellici offrono una cangiante composizione di schieramenti. Il mondo dicotomizzato tra USA e URSS, se mai esistito, è solo un ricordo.
Questa visione multipolare del mondo odierno caratterizza gli articoli sulla politica internazionale di Arrigo Cervetto, pubblicati su «Lotta Comunista», da "Bipolarismo e multipolarismo nel dopo Yalta" (gennaio 1990) a "Il mito della classe media in Asia" (febbraio 1995), ultima fatica conclusa poche ore prima della sua improvvisa scomparsa. Tutto il materiale è ora raccolto in questo volume, lascito prezioso, non solo perché ultimo.
Il mondo multipolare non può essere l'effetto imprevedibile di un'improvvisa mutazione genetica nei rapporti di potenza. Si impone una reinterpretazione del passato, quantomeno del mezzo secolo trascorso. Quanto multipolarismo covava già sotto la cenere (e il fumo ideologico) della "guerra fredda" bipolare? Quanto vi era di strumentale, o di falso, in molte delle interpretazioni diffuse dei decenni passati?
In questo bilancio di fine secolo la scuola marxista può segnare un punto a suo favore. Il multipolarismo, infatti, non è definibile come una fase determinata dei rapporti di potenza, è una caratteristica intrinseca al sistema di Stati nell'epoca dell'imperialismo. Secondo Cervetto, l'ineguale sviluppo capitalistico «si esprime nell'impossibilità di durata stabile di due blocchi congelati da due superpotenze, nel declino di alcune potenze, nell'ascesa di altre. L'ineguale sviluppo determina una dinamica di pluralità di potenze e questa conduce a una pluralità di poli» ("L'imperialismo unitario", Ed. Lotta Comunista, pag. 7). Infatti, nell'aprile '90, egli afferma: «Da quando abbiamo iniziato a scrivere sulle relazioni internazionali abbiamo scoperto e detto che l'imperialismo unitario ha molte capitali».