
Al suo giuramento, Trump ha decretato la fine del «declino» americano e l’inizio di una «nuova età dell’oro», alludendo alla Gilded Age che negli ultimi decenni dell’Ottocento vide il tumultuoso sviluppo del capitalismo americano, sino alla sua irruzione imperialista. È davvero un segno dei tempi che dalla presidenza americana si immagini di poter fronteggiare il declino degli Stati Uniti resuscitandone le politiche e i modelli della sua ascesa imperialista, quasi a mimare l’alba per sfuggire all’imbrunire. Qualunque posizione contingente possa assumere l’amministrazione Trump, la tendenza generale della contesa globale è definita, e comunque non sarà invertita la nuova corsa al riarmo. Ma il nuovo nazionalismo americano può fare la differenza tanto nel «rallentamento» quanto nella «accelerazione» del disfacimento delle vecchie relazioni, e lo stesso vale per le controreazioni in Cina, in Europa, in Giappone e nelle altre potenze. Sopravviverà l’ordine multilaterale? Tra crisi e tensioni che un giorno potranno essere la proverbiale goccia che fa traboccare il vaso, il vaso di gocce sotto la presidenza Trump si riempirà più o meno velocemente?
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